Cosa chiede l’iniziativa per multinazionali responsabili?

Cosa chiede l’iniziativa per multinazionali responsabili? Semplicemente, che le multinazionali con sede in Svizzera rispettino i diritti umani e le norme ambientali internazionali, anche quando operano all’estero.

L’iniziativa, che nasce dalla società civile ed è sostenuta da oltre 130 organizzazioni e dalle Chiese, gode anche dell’appoggio di centinaia di imprenditori svizzeri, che ci tengono alla buona reputazione del nostro paese e vogliono evitare uno svantaggio concorrenziale per le aziende corrette: quelle, per intenderci, che mettono i filtri sulle ciminiere o che depurano le acque di scarico delle miniere.

Noi svizzeri, e ne sono fiera, siamo molto generosi e sosteniamo molteplici ONG che lavorano per i diritti umani nei Paesi in via di Sviluppo. Ma se è utile e opportuno, ad esempio, finanziare un pozzo per un piccolo villaggio che non dispone di acqua potabile, non si possono chiudere gli occhi di fronte ad abusi di alcune multinazionali con sede in Svizzera: ad esempio una di queste multinazionali, in Colombia, avvelena il fiume che fornisce acqua a 450’000 persone.

Grazie all’iniziativa, le multinazionali (e le loro filiali) saranno chiamate a rispondere del danno causato. Le PMI qui non c’entrano affatto: tale responsabilità riguarda unicamente la multinazionale stessa, o le aziende da lei controllate, e niente affatto la catena dei fornitori, come si può constatare dal testo stesso: “le imprese rispondono anche del danno che le imprese da esse controllate cagionano nell’esercizio delle loro incombenze d’affari, violando diritti umani riconosciuti a livello internazionale o norme ambientali internazionali”.

Dispiace quindi vedere che parte del mondo economico svizzero investa tante energie e tanto denaro per difendere le (poche ma potentissime) multinazionali inadempienti. Mah!

MADDALENA ERMOTTI-LEPORI, GRANCONSIGLIERA PPD

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